martedì 23 aprile 2019

Recensione - A sangue freddo di Truman Capote


Titolo: A sangue freddo
Autore: Truman Capote
Editore: Garzanti
Prezzo: 20,00
Pagine: 391
Data uscita: 01 Gennaio 2005
Pubblicato nel 1966, "A sangue freddo" suscitò una serie di polemiche di carattere letterario ed etico-sociale. L'autore venne accusato, tra l'altro, di voyerismo cinico, per aver voluto registrare "oggettivamente" un fatto di cronaca nera, anzi di violenza gratuita, avvenuta nel cuore del Middle West agricolo: lo sterminio brutale di una famiglia da parte di due psicopatici. Nel libro, la visione puntuale delle dinamiche della vicenda, ottenuta grazie all'assidua frequentazione dei due colpevoli, giustiziati dopo un processo durato sei anni, è filtrata e riscattata attraverso una sapiente rielaborazione stilistica.


Un fatto di cronaca studiato e descritto dall’autore in maniera magistrale. Un resoconto giornalistico completo in ogni sua parte, senza lasciar trapelare giudizio.

A sangue freddo proprio così è stata trucidata un’intera famiglia di campagna, nella tenuta di River Valley di Holcomb tra il 14 e il 15 novembre del 1959. I Clutter, questo il cognome della famiglia, benestanti ma ben visti da tutta la cittadina, soprattutto lui, il buon vecchio animo del capo famiglia. Chi può allora aver commesso un tale massacro, chi? Forse qualche avido geloso vicino? Possibile che non ci si possa più fidar di nessuna faccia “amica”
Tormento, paura, diffidenza iniziano ad essere gli unici stati d’animo di tutta la cittadina del Kansas. Finché finalmente gli assassini, due appunto, hanno un volto. Dick Hickock e Perry Smith. Estranei. Stranieri. Mai visti. Ma entrambi con precedenti penali. A cosa può esser dovuto tale gesto disperato? Odio? Vendetta?
Tutto questo casino per rubare nient’altro che 40 miseri dollari e qualche bene di famiglia. Tutto quel sangue e quell orrore per... in realtà niente. 
Truman Capote ci porta delicatamente a conoscere i personaggi di questa vicenda, lasciando qua e là parole e pezzi di racconto che colpiscono. 

“Quella sera, dopo esserseli asciugati e spazzolati e raccolti in un leggero foulard, prese dall’armadio gli indumenti che avrebbe indossato l’indomani per andare in chiesa, calze di nailon, scarpe nere, un abito di velluto a coste rosso, il più grazioso che aveva, fatto da lei stessa. L’abito con cui sarebbe stata seppellita”. 

Perché la verità che già sappiamo è quella: nonostante la descrizione nella quotidianità siamo già a conoscenza che ben presto avverrà lo sterminio dell’intera famiglia Clutter.
Gli assassini hanno tutto un loro spazio per essere conosciuti, ognuno con una sua personalità pressoché disturbata. Tanto che a volte quasi si prova pena per questi individui.

Consigliato in tutta la sua brutalità. Un romanzo non fiction che fa assolutamente riflettere. Sulla vita, sull’animo umano, sia sulla fragilità di essa, sia su come vada o meno la giustizia. Sempre che la si riesca ad ottenere.

5/5

mercoledì 3 aprile 2019

WWW Wednesday #44

Approfitto della rubrica WWW Wednesday per un riepilogo sulle ultime letture fatte nel mese di marzo.
WWW Wednesday è una rubrica del mercoledì ideata dal blog Should be Reading con l'intento di riportarvi le nostre letture concluse, in corso e future.
  1. What are you currently reading? Che cosa stai leggendo?
  2. What did you recently finish reading? Cosa hai appena finito di leggere?
  3. What do you think you’ll read next? Cosa pensi leggerai in seguito?

Che cosa stai leggendo?


Shirley Jackson dopo la lettura di "Abbiamo sempre vissuto nel castello" è diventata un'autrice di cui voglio recuperare tutte le opere. "L'incubo di Hill House" è il secondo romanzo che ha catturato sin da subito il mio interesse, per poi scoprire che esiste da poco anche una serie su Netflix che vorrei poter dire recupererò a fine lettura...ma sono sempre restia a guardare generi horror nonostante sia sempre propensa a leggere il genere! Soprattutto se si tratta di fantasmi. Qualcuno di voi l'ha visto?

Cosa hai appena finito di leggere?



Mese di Marzo intenso di letture di vario genere, i preferiti sono sicuramente "Abbiamo sempre vissuto nel castello" di Shirley Jackson e "L'uomo che scambiò sua moglie per un cappello" di Oliver Sacks (Qui la recensione).

Cosa pensi leggerai in seguito?

Sono stata molto incuriosita dalle molteplici recensioni positive su "A sangue freddo" di Truman Capote. Essendo poi una storia creata sopra a fatti di cronaca realmente accaduti mi ha portata ad acquistare il libro senza pensarci più volte. Qualcuno di voi l'ha letto?


Come sono andate invece le vostre letture? 
Avete letto qualcosa di interessante da consigliarmi?

sabato 30 marzo 2019

Recensione - L'uomo che scambiò sua moglie per un cappello di Oliver Sacks

Titolo: L'uomo che scambiò sua moglie per un cappello
Autore: Oliver Sacks
Editore: Adelphi
Prezzo: 12,00
Pagine: 318
Data uscita: 01 Gennaio 2001

E' un libro che vorrei consigliare a tutti: medici e malati, lettori di romanzi e di poesia, cultori di psicologia e di metafisica, vagabondi e sedentari, realisti e fantastici. La prima musa di Sacks è la meraviglia per la molteplicità dell'universo." (Pietro Citati)





Sono da sempre affascinata dalla mente umana, così complessa, unica e imprevedibile. La psicologia è uno studio e un lavoro mancato. Questo è uno di quei libri il cui titolo non passa inosservato. Spesso accade di essere attratti dai libri ancor prima di leggerne la trama, lo puntavo da tempo ma l’ignoranza sul tema trattato è il motivo per cui ne ho sempre rimandato l’acquisto. Una volta venutane a conoscenza però è finito subito tra le mie mani. Sacks è un neurologo che fa della sua professione un’arte. I suoi racconti di casi clinici appaiono quasi fantastici agli occhi dei lettori, ma ahimè sono tutte testimonianze. Quanto è bizzarra una mente per così dire “malata”? Quante cose strane possono subire le persone che soffrono di determinate sindromi? A volte additiamo come “strani” certi comportamenti a noi ignoti, senza renderci conto che magari quella persona “ha qualcosa” che lo porta ad essere così. Mi viene in mente un signore che lavora nei pressi del mio luogo di lavoro. Ogni tanto attraversava la strada e veniva a chiedere sempre la stessa cosa “voglio delle patatine”. “Scusi signore ma noi non abbiamo patatine!” Ed ecco la sua faccia bizzarra, incredula. Mi ci è voluto un po’ per farglielo capire e lì ancora non sapevo con chi avevo a che fare. Si è ripresentato da quel giorno almeno altre 10 volte, sempre chiedendo delle patatine. Allorché un giorno stufata gli ho fatto notare che ogni volta veniva a chiederci la stessa cosa! Ma lui con faccia sbigottita e incredula “Io non sono mai entrato qui dentro!!”. Questa storia per dire che, effettivamente siamo circondati non solo da persone e menti tutte uniche, ma che molti che noi comunemente o volgarmente definiamo “malati di mente” ma i medici trattano come "persone speciali, diverse" sono tra di noi. A volte con sintomi ben visibili. Altre molto meno. Un professionista sa ovviamente come trattarli. Anzi, ne è incuriosito, tanto da farli diventare "materiale di studio". Noi di solito tendiamo ad emarginare, ad allontanarci. Ed è giusto o sbagliato?

La lettura di questo libro ha portato grande riflessione e curiosità verso tutte le storie narrate. Oliver Sacks tratta tutti i suoi pazienti come esseri umani curiosi da studiare e curare (quando è possibile) portando il lettore a riflettere su come spesso ci accingiamo a catalogare ed escludere "il diverso" quando ahimè non gli è data scelta di esserlo. E' adatto a tutti, medici e non nonostante appunto a volte possa essere  stato fin troppo tecnico. Ci sono momenti in cui mi son sentita particolarmente “ignorante” in materia. Perché veniva dato per scontato che le patologie narrate fossero sicuramente ben conosciute dal lettore (google is the answer). Mi sento però di consigliarlo a tutti coloro che nel fantastico o nell'immaginario vogliono conoscere di più la complessità della mente umana.

4/5
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